ITALIA, NEONATA MUORE IN OSPEDALE: LA TRAGICA SCOPERTA SULLA MORTE DA PARTE DEI GENITORI

Questa la tragica storia che è avvenuta qualche settimana fa in Italia. Le parole dei legali non lasciano spazio a libere interpretazioni.

Cosa è successo

Ci troviamo ad Acireale, in provincia di Catania. Una coppia siciliana ha passato l’inferno prima di veder la propria piccola morire in ospedale. Le responsabilità sono ancora da attribuire, ma il caso è già stato affidato alle mani dei legali.
Ora le nuove notizie usciranno dalle aule del tribunale.

Tutto ciò è avvenuto il 16 luglio, quando una 29enne di Acireale, è stata accompagnata dal marito 37enne al pronto soccorso ostetrico dell’ospedale Cannizzaro per un distacco della placenta.
Dato che la donna si trovava a 29 settimane e 3 giorni di gestazione, i medici del nosocomio hanno deciso di sottoporla al parto cesareo, anticipando il parto per evitare conseguenze al nascituro.

Il resto della vicenda però è tragico. La ricostruzione del tutto è affidata alle parole dei legali che si sono presi carico di difendere i diritti di questa coppia siciliana:

“Era nata un po’ prematura ma la gravidanza era in stato avanzato, il parto era andato bene e la bimba aveva tantissime possibilità di salvarsi, se non fosse stata colpita da una infezione: un batterio contratto in ospedale, da dove non è mai uscita, che se l’è portata via in meno di un mese”

Aggiungendo:

“La mamma, che ha 29 anni e risiede ad Acireale con il marito 37enne, il 16 luglio 2022 si era recata al pronto soccorso ostetrico del Cannizzaro a causa di un distacco della placenta che, com’è noto, mette in serio pericolo la sopravvivenza del feto. Essendo giunta alla ventinovesima settimana più tre giorni di gravidanza, quindi oltre il settimo mese, un periodo di gestazione che garantisce ottime possibilità di sopravvivenza ai bambini prematuri, almeno l’80%, i medici dell’Unità operativa di neonatologia hanno deciso di anticipare il parto sottoponendola in quella stessa giornata a un cesareo, perfettamente riuscito: la bimba è nata sana, pesava un chilo e 316 grammi ed è stata ovviamente posta in incubatrice nel reparto di terapia intensiva neonatale”

Fin qui tutto bene, il parto cesareo non ha presentato nessuna problematica rilevante.

Il tragico epilogo

Poi però, il peggioramento:

“Ma a una decina di giorni dalla nascita una dottoressa ha riferito loro il forte sospetto che la figlioletta fosse stata colpita da un’infezione che il personale non era stato ancora in grado di identificare. Dopo quattro giorni di spasmodica attesa, in cui la mamma e il papà potevano comunque vedere e toccare, con le opportune accortezze, la loro bimba in incubatrice, purtroppo la conferma è arrivata. Il 30 luglio la stessa dottoressa ha comunicato alla coppia che la neonata era positiva al Serratia Marcescens, un batterio dai gravissimi effetti che non dovrebbe essere presente in ambienti come gli ospedali, tanto più nelle terapie intensive che dovrebbero essere sterili, ma che purtroppo è oggi responsabile di un’ampia gamma di infezioni nosocomiali ed è spesso causa di focolai ad alto tasso di mortalità ospedaliera, sia nei pazienti adulti sia proprio in quelli pediatrici”

Da quel momento in poi non è stato più permesso ai genitori di avere contatti con la piccola, fino al giorno prima del decesso, data una concessione fatta loro dai sanitari in vista dell’ormai imminente tragico epilogo.

“Dal 30 luglio le condizioni della piccola sono andate via via peggiorando, il batterio le ha colpito organi vitali, fino alla morte avvenuta per insufficienza cardiaca e concausata dai farmaci con cui i medici tentavano disperatamente di curarla: sempre il giorno prima della morte, il 10 agosto, alla mamma e al papà della bimba era stata fatta firmare un’autorizzazione per provare a somministrarle un antibiotico in quanto questo medicinale avrebbe potuto avere effetti collaterali, essendo consigliato per i bambini dai sei anni in su, tra cui appunto l’arresto cardiaco”


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