Saman: la rivelazione

Zio di Saman: “Abbiamo fatto un lavoro fatto bene”

La frase scritta dallo zio di Saman ad un suo amico, è sconvolgente: “Abbiamo fatto un lavoro fatto bene

Secondo gli inquirenti, queste parole dello zio, erano riferite alla nipote Saman.

Sempre rivolto alla donna, Hasnain dice: «Se ci chiedono di lei diremo che sta in Pakistan».

Di Saman Abbas, diciottenne pachistana che viveva a Novellara nella Bassa Reggiana, non si hanno notizie da ormai più di un mese. Il timore è che sia stata uccisa dalla famiglia per essersi opposta a un matrimonio combinato. La Procura reggiana indaga per omicidio con, al momento, cinque indagati: i genitori, due cugini e lo zio.

Le minacce a Saman

Stavano parlando proprio di me“: queste parole profetiche di Saman, ora come ora fanno gelare il sangue, le parole a cui si riferiva la giovane erano quelle della madre che indicava l’uccisione come unica “soluzione” per una donna che non si attiene alle regole di vita pachistane.

Il fidanzato di Saman, ha raccontato tutto ai carabinieri. Dai verbali riportati dalla Gazzetta di Reggio e i filmati visionati dagli investigatori del Reparto operativo diretto da Stefano Bove, sembra di assistere in presa diretta a quella scena.

Saman è nella sua stanzetta, chatta con il fidanzato utilizzando il cellulare preso alla madre, Nazia Shaeeen, 46 anni, a sua insaputa. 

Le bisbigliare che quella sarebbe l’unica «soluzione» per punirla, dato che la figlia “cocciuta e grintosa” proprio non vuole saperne delle nozze.

La donna parlava di ucciderla? Questo è ciò che pensa Saman, avverte subito il fidanzato, e poi lo chiede direttamente a lei.

La madre nega, dice che si riferiva a una vicenda avvenuta tempo prima in Pakistan.

Ma Saman non si sente rassicurata e manda un audio al compagno: «L’ho sentita con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me». Aggiunge: «Se non mi senti per 48 ore rivolgiti alle forze dell’ordine».

Questa vicenda di Saman, è l’ennesima storia di una ragazza che vuole opporsi alle folli regole dei genitori, e che va incontro ad un infausto destino, colpevole solo di voler vivere la propria vita in maniera normale.

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