Brutta notizia per le pensioni

Brutta notizia sulla pensioni

Un incubo per i giovani

Un rapporto di Euris, da brutte notizie per i giovani, riguardante la loro futura pensione.

I giovani under 35 intervistati alla domanda sulla pensione rispondono:

Quella sarà l’età dell’indigenza“.

I giovani intervistati da Eures, che per conto del Consiglio nazionale giovani ha presentato un Rapporto su come si vedono oggi e da qui a trent’anni i giovani che lavorano o che hanno lavorato e ora sono a spasso. Vittime anche loro e più di altri, del Covid 19 e della crisi economica. Gli stessi che un tempo c’era chi definiva bamboccioni, sdraiati sul divano e poco propensi a muoversi da una parte all’altra del Paese per andare a cercarsi un lavoro. E forse anche un po’ egoisti perché poco propensi a metter su famiglia. Un Rapporto duro quello del Cng.

Precari e disoccupati

L’autonomia non c’è o arriva tardi, non siamo un popolo di choosy come detto in precedenza da alcune testate giornalistiche, ecco i dati:

Solo il 37% degli intervistati ha un lavoro stabile, il 26% è precario, gli altri sono disoccupati o studenti lavoratori. E il lavoro stabile, se arriva, arriva non prima dei 35 anni. Troppo tardi, spesso, per pensare a una famiglia. E poi c’è la retribuzione, che anche si è arrivati a una qualche stabilità, è bassa. Un quarto dei giovani intervistati ha racimolato 5mila euro l’anno.

Sono pochissimi i giovani che guadagnano 20mila euro, solo 7 su 100. Salari bassi, troppo bassi per vivere da soli.

Ma salari, perché al contrario ben il 55% dei giovani dichiara di aver avuto esperienze di lavoro in nero. C’è anche chi ha dovuto pagare per poter lavorare. Il 37,5% ha accettato pagamenti inferiori a quelli dovuti pur di lavorare. Più di uno su quattro è stato inquadrato in qualifiche inferiori rispetto a quelle reali. Poi ci sono le vessazioni, le molestie che non li hanno risparmiati (più le donne che gli uomini). Viene sfatato un altro mito che ha sempre circondato i giovani in questi anni: la poca mobilità, o meglio la poca disponibilità a cambiare città per lavoro. Non è vero secondo il Rapporto: uno su tre ha cambiato regione o città per un’occupazione. Senza contare quelli che vanno all’estero.

Il 64% pensa spesso alla pensione, ma è un pensiero buio perché immaginano, appunto, che sarà il tempo dell’indigenza.

Il futuro remoto è per loro un incubo.

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