Covid-19: è necessaria una terza dose di vaccino

Quando ormai sembra intravedersi la luce in fondo al tunnel del Covid-19, che ha piegato l’Italia da ormai più di un anno, ecco che compaiono nuovi colpi di scena, che rimescolano le carte. Le mutazioni del virus, i continui cambi di colore del Bel Paese e le conseguenti aperture e chiusure delle attività: gli italiani non hanno più certezze.

L’unico appiglio che dà speranza sono i vaccini, che sembrano avviarci verso la fine della pandemia. Ma anche in questo caso, gli studiosi hanno fatto delle scoperte sconcertanti, che potrebbero scombussolare la già precaria situazione italiana. Di cosa si tratta? Continua a leggere per saperne di più.

 

Due dosi?

Stando alle parole pronunciate da Albert Bourla, il Ceo della Pfizer, le due dosi potrebbero non essere sufficienti: “Ci sarà bisogno di una terza dose, più o meno tra 6 e 12 mesi. Da lì, poi, ci sarà un richiamo annuale. Ma tutto deve essere confermato. E, di nuovo, le varianti avranno un ruolo fondamentale“. Ha poi così continuato: “Stiamo programmando di aumentare drasticamente le nostre forniture di vaccini ai Paesi europei nelle prossime settimane. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte di più di quanto abbiamo fatto nel primo trimestre: 250 milioni di dosi, dopo averne date 62 fino a marzo. E siamo in discussioni per fare di più. Ho fiducia che ci riusciremo. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che stanno avendo altre aziende. Qualche questione può sempre sorgere, quando hai a che fare con la manifattura complicatissima di prodotti biologici“.

 

Quando ne usciremo?

Covid, Pfizer sta preparando una versione in polvere del suo vaccino- Corriere.it

Questa è la domanda che si pone ognuno di noi ogni giorno. La verità è che non è possibile prevederlo, ma a detta di Bourla, potrebbe già essere da questo autunno: “Lo vediamo dall’esempio di Israele. Certo, è un Paese piccolo, con i confini chiusi”.

Conclude infine: “I movimenti in entrata e in uscita sono limitati e la popolazione vive in uno stato di guerra quasi continuo, dunque sa come rispondere rapidamente a una crisi. Ma lì siamo riusciti a dimostrare al mondo intero che c’è speranza“. Non possiamo che sperare che vada davvero così!


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