Delitto di Avetrana, 11 anni dopo: la nuova vita di Sabrina Misseri e Cosima Serrano

Cosima Serrano e Sabrina Misseri il loro nuovo lavoro

Il 26 agosto 2010 si consumò il triste delitto familiare a danno di Sarah Scazzi ad Avetrana, in provincia di Taranto, che ha visto prima la reclusione nel 2011 e poi la condanna nel 2017 di Sabrina Misseri e Cosima Serrano (figlia e madre), rispettivamente cugina e zia della vittima.

Quest’ultima, dopo essere scomparsa, è stata uccisa con una corda, morendo così per asfissia in pochi minuti. Questo è lo sfondo della tragedia accaduta undici anni fa e che ha visto condannare all’ergastolo le due donne, da parte della Corte di Cassazione. A distanza di tempo dal triste fatto, entrambe sembrano aver ritrovato nuove occupazioni per le loro giornate e rendersi utili alla società: continua a leggere per saperne di più.

Colpi di scena del delitto

Colpevoli dell’omicidio di Sarah Scazzi non furono solo Sabrina Misseri e Cosima Serrano, ma anche Michele Misseri, “zio Michele”, nonché marito di Cosima e padre di Sabrina, il quale tuttora continua a prendersi la totale responsabilità dell’omicidio. Attualmente è in carcere con l’accusa di aver occultato il cadavere della vittima Sarah Scazzi nel pozzo, facendo sì che il corpo venisse ritrovato a distanza di quaranta giorni dall’inizio delle indagini, ma non solo: fu accusato anche di aver dichiarato cose non vere durante il processo e di aver sviato le indagini, con la complicità di Ivano Russo.

L’inizio di una nuova vita
Cosima Serrano e Sabrina Misseri il loro nuovo lavoro

Dopo aver ricostruito il quadro del delitto di Avetrana, con le sue luci ed ombre, a distanza di undici anni da questa triste tragedia che ha visto morire l’allora quindicenne Sarah Scazzi, Sabrina Misseri e Cosima Serrano hanno ripreso in mano la loro vita dedicandosi in carcere a dei nuovi lavori.

Dopo aver prodotto per un periodo tovaglie, corredi e abiti, data l’emergenza pandemica da Covid-19, le due hanno deciso di contribuire al bene comune e prendendosi il compito di produrre presidi sanitari nella cella del carcere di Taranto in cui si trovano. Una buona azione ma che non può cancellare il dolore per una giovane vita spezzata.


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