Denise Pipitone: nuove intercettazioni

Nuova intercettazione sul caso Denise Pipitone

Le nuove prove

Il caso di Denise Pipitone in questi ultimi mesi sta tenendo banco in ogni trasmissione televisiva, e se la ragazza russa ha illuso Piera Maggio in modo alquanto spregevole, almeno tutto questo clamore mediatico è servito a far riaprire le indagini, ferme ormai da anni.

Ultimamente, si parla spesso di bugie e depistaggi che hanno ostacolato le indagini per anni.

Pochi giorni fa, l’ex pm Maria Angioni ha raccontato la sua versione dei fatti, ed ora la procura ha deciso di riaprire le indagini.

In diretta tv, molte trasmissioni hanno ripercorso i passi del processo, le testimonianze e le intercettazioni. Trasmissioni come Storie Italiane e La vita in diretta hanno mostrato anche intercettazioni che non sono state ammesse al processo perché ritenute troppo sporche e quindi poco chiare.

Intercettazione agghiacciante

Un programma TV ha fatto ascoltare un’intercettazione agghiacciante, non ammessa al processo perché “poco chiara”

nell’intercettazione tra le due sorelle Pulizzi, Jessica e Alice, che all’epoca avevano 12 e 17 anni si sente:

Jessica: “Eravamo a casa, la mamma l’ha uccisa a Denise”.

Alice: “L’ha uccisa? …. a Denise la mamma? “.

La suddetta registrazione, già agli atti da molti anni, non è stata ammessa al processo, come anche l’altra intercettazione della traccia audio registrata al telefono di Anna Corona.
La traccia in cui si sente una bimba dire “Pronto” e Anna Corona che la ferma subito dicendole “Stai Zitta”. Un audio troppo corto che non ha mai fatto parte del fascicolo della scomparsa della piccola Denise Pipitone.

I dubbi dell’ex PM

L’ex PM dell’inchiesta riguardante la sparizione della bambina, Maria Angioni, ha recentemente rilasciato delle dichiarazione, dove esprime tutti i dubbi in merito a quell’inchiesta la definisce:

Un terreno minato” – poi aggiunge -non si riusciva a fare niente. Ovunque mi girassi incontravo difficoltà. Come quando venni interrotta da un esponente delle forze dell’ordine, mentre stavo interrogando una persona che mi stava dando notizie molto interessanti, e distruggendo quella pista. Quella volta mi spaventai davvero». «Purtroppo, era la mia ultima attività inquirente, perché all’indomani lasciai la Procura di Marsala per andare al Tribunale di Cagliari».

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