Covid-19, Ora papa Francesco dovrà farne i conti…

Vaccini anti-covid, Via libera dalla chiesa all’uso di feti abortiti per la sperimentazione

Nell’ultimo numero della compagnia di Gesù, Civiltà Cattolica, la Congregazione della Dottrina della Fede scioglie tutti i nodi morali e canonici sull’uso di quelle cellule in vigore fino all’avvento della pandemia, pur ribadendo che “il ricorso alla interruzione volontaria della gravidanza è sempre e comunque peccato mortale”

 

Papa Francesco prende una posizione sul covid

Sulla legittimità dell’uso di cellule prese da feti abortiti per preparare vaccini anti covi-19, i gesuiti tornano alla carica.
Scendono in campo contro i componenti cattolici più conservatori, per i quali è peccato mortale non solo interrompere volontariamente la gravidanza, ma anche usare in laboratorio parti di feti abortiti per ricavarne prodotti farmacologici. Sorprendentemente questo tema viene trattato nell’ultimo numero del quindicinale della compagnia di Gesù, Civiltà cattolica le cui bozze, prima di essere pubblicate sono state sottoposte al vaglio della segreteria di stato della Santa Sede (papa Francesco)

per la prima volta le autorità vaticane di fronte al dilagare della pandemia e alla necessità di produrre vaccini in grado di fronteggiare la minaccia del Covid-19 a livello planetario, danno il via libera all’uso delle cellule ricavate da feti in seguito ad interruzione di gravidanza.

Cellule – sottolinea significativamente padre Casalone – in gran parte conservate da anni in frigoriferi e destinate a sicuro abbandono. Da qui, la decisione della Congregazione della Dottrina della Fede di sciogliere tutti i nodi etici e canonici sull’uso di quelle cellule in vigore fino all’avvento della pandemia, pur ribadendo che “il ricorso alla interruzione volontaria della gravidanza è sempre e comunque peccato mortale“.

Svolta sui vaccini: La chiesa dice si

in particolare, nella Nota si fa riferimento alla produzione di un vaccino le cui cellule risalgono al tessuto di un feto abortito nel 1973. In riferimento all’attuale crisi pandemica mondiale, si legge tra l’altro nell’articolo, “occorre prendere in considerazione il fatto che la cooperazione con l’aborto del 1973 è materiale, passiva e remota, termini che designano condizioni ben determinate”

 

cosi spiegano dall’ex santo uffizio: Anzitutto, la cooperazione è materiale quando non si condivide l’intenzione di chi ha compiuto l’azione principale: in questo caso l’uccisione, che si presume deliberata, di un innocente. Tra i vaccini che utilizzano queste cellule per la preparazione ricordiamo quello dell’università di Oxford e AstraZeneca, come anche Sputnik, in corso di sviluppo in Russia (prodotto dal Centro nazionale di epidemiologia e microbiologia Gamaleja). Il vaccino di Janssen e Johnson & Johnson (che però è in fase meno avanzata) usa una linea cellulare proveniente da cellule retiniche di un aborto avvenuto nel 1985…“.

In secondo luogo, l’azione è passiva”, avvertono i canonisti della Dottrina della Fede, perché, sostengono, “non si partecipa attivamente allo svolgimento dell’atto, cosa peraltro impossibile, dato che l’evento è accaduto in un lontano passato, e – aspetto importante da ricordare, perché talvolta equivocato – non si richiede la ripetizione di altri aborti: per la preparazione dei vaccini si utilizzano infatti cellule già disponibili nei laboratori dagli anni Settanta-Ottanta”. In terzo luogo, quindi, “l’azione che si compie è remota, cioè distante nel tempo e periferica riguardo al nucleo di significato del comportamento a cui ci si riferisce. Questi criteri possono aiutare a situare e differenziare anche le responsabilità di altri soggetti che intervengono nell’iter richiesto dalla ricerca e dalla preparazione dei vaccini”.

Nell’articolo di padre Casalone, che “in mancanza di alternative e per la gravità della situazione, l’uso di questi vaccini ricavati da cellule di feti abortiti viene considerato lecito…”.
Un benestare dettato dalla necessità  di avere a disposizione maggiori quantità di vaccini


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