Femminicio Roveredo, la mamma del killer: “Lo trattava come un cane”

La storia che vi andiamo oggi a raccontare ha dell’incredibile.

La storia è del killer di Roveredo, Giuseppe Forniciti, che ha ucciso a coltellate la sua compagna e mamma di suo figlio, Aurelia Laurenti.

Il femminicidio è accorso proprio durante la giornata contro la violenza sulle donne.

Una tempistica che ha portato ancora più clamore sulla vicenda.

Una vicenda su cui stanno indagando gli inquirenti. Perché oltre al femminicidio in sé, emergono nuovi e interessanti particolari, soprattutto ascoltando le parole della madre del killer, Giovanna Ferrante.

La mamma del killer, infatti, avrebbe giustificato suo figlio e l’efferatezza compiuta, raccontando l’intimità tra i due giovani compagni.

Killer di Roveredo, i tragici fatti

Giuseppe e Aurelia erano andati a convivere a Roveredo in Piano, provincia di Pordenone. Avevano anche un bimbo piccolo.

La storia dei due era iniziata nel migliore dei modi. Lui si laurea, trova lavoro, nasce il bimbo, ed erano innamoratissimi. Aurelia, infatti, non riusciva a staccarsi da lui.

Poi qualcosa si rompe. Aurelia trascura la casa, la famiglia e, rea di passare troppo tempo al telefonino, viene attaccata da Giuseppe Forniciti.

Aurelia Laurenti muore così, nel giorno della violenza contro le donne, per mano del suo compagno fino a quel momento tanto amato.

La madre del killer, Giovanna Ferrante, ha rilasciato una lunga intervista in cui spiega meglio il rapporto tra i due, andando a difendere anche suo figlio.

Femminicidio a Roveredo, parla la madre: “mio figlio trattato come un cane”

Secondo Giovanna Ferrante, Giuseppe Forniciti era “trattato come un cane” dalla giovane compagna (33 anni lui, 32 lei).

Giuseppe Forniciti aveva sudato tanto per ottenere un lavoro come odontotecnico a Secile, cittadina a 13 kilometri da Roveredo.

Tornato a casa, stando alle parole della madre, non trovava aiuto da parte di Aurelia Laurenti, la sua compagna. Doveva occuparsi di gestire la casa, procurarsi i soldi, inviarli ai genitori di lei, e aiutare il piccolo con i compiti. Lei, invece, passava la maggior parte del tempo al telefonino.

Secondo la testimonianza, Giuseppe veniva “trattato come un cane”. Sono da chiarire, poi, i lividi antecedenti all’omicidio sul corpo di lei e un livido sull’addome di lui.

Sempre secondo Giovanna Ferrante, Aurelia aveva colpito Giuseppe con un mattarello. I lividi sul corpo di Aurelia, invece, se li sarebbe auto-inflitti la donna. Il fatto potrebbe essere avallato dalle testimonianze della zia di Aurelia, che riferisce come la donna, da piccola, fosse solita sbattere la testa contro il muro fino a che non avesse ottenuto ciò che voleva.

Una tragedia sulla quale ora stanno indagando gli inquirenti. L’obiettivo sarebbe risalire alle cause effettive del litigio, e di comprendere lo stato di salute psichica di Giuseppe Forniciti.

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